Il progetto inizia nell’estate del 2020, ispirato da racconti di famiglia e dal desiderio di approfondire il tema della stagionalità alimentare. Un esercizio visuale durato più di un anno per esplorare le proprie radici attraverso l’osservazione e la documentazione delle dinamiche quotidiane legate alle attività agricole. Campus è una maniera di “rubare con gli occhi”. Si concentra sul lavoro nei campi, su chi con dedizione e sacrificio si occupa della terra. Semina, raccolta, manutenzione e potatura, alcune delle mansioni svolte in sintonia con il ciclo stagionale. Il ricordo dei calesse carichi di ortaggi ha accompagnato l’infanzia della mia famiglia, tanto quanto l’autosufficienza alimentare, la salsa, la vendemmia e l’olivicoltura. Il lavoro nei campi diventa più difficile man mano che diminuiscono le temperature, soprattutto a causa delle forti piogge che allagano i terreni. La raccolta dei mandarini apre il nuovo anno; questo periodo è dedicato principalmente alla manutenzione ed alla preparazione del terreno per la nuova semina. Mentre la nuova stagione è alle porte, Campus è diventato un luogo in cui indagare sulle proprie radici e un modo per riscoprire e sperimentare l'autoproduzione alimentare.