“Essi insegnarono la paura,
vennero a far sfiorire i fiori.
Perchè il loro fiore vivesse
sciuparono e succhiarono il nostro fiore.”
“Castrare il sole!
questo è quello che vennero a fare qui gli dzule.”
“Il rovescio della conquista” Testimonianze Azteche, Maya e Inca di Miguel Lèon-Portilla.
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Il Guatemala vive la complessità di un paesaggio spirituale segnato da guerre e invasioni, in cui il sacro si manifesta attraverso sincretismi e riappropriazioni culturali. La poesia in apertura è estratta dal Chilam Balam di Chumayel, uno dei testi che contiene profezie ed enigmi dell’antica cultura Maya. Sono interpretazioni e trascrizioni di testimonianze delle civiltà precolombiane massacrate dai conquistadores. L’invasione del Mesoamerica da parte degli spagnoli, ha prodotto una trasformazione sostanziale della cultura indigena, ma le tradizioni e le credenze non furono completamente sradicate, piuttosto riconfigurate secondo i modelli coloniali. A Chichicastenango, nella regione del Quiché, l’antica cultura Maya si è combinata per secoli alla fede Cattolica,dando vita a una religione fatta su misura. Si compiono rituali recitando il Padre Nostro e l’Ave Maria. A Santiago Atitlan durante la settimana santa si venera il Maximón (San Simone) figura sincretica che sfida i canoni classici, diventando metafora di una spiritualità non riconosciuta dalla Chiesa ma profondamente radicata nella comunità. Nel 2022 la settimana santa in Guatemala è stata riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dall’UNESCO. La popolazione per la maggior parte di discendenza indigena, è ancora molto legata alla cosmologia e ai miti. Vi è una coesistenza tra la fede cattolica e le pratiche spirituali dei popoli Maya. Oggi come allora, i discendenti indigeni invocano gli dei per chiedere benedizioni e intercessioni di ogni tipologia.